Henk Betten
THE NETHERLANDS

Cari tutti,

voglio raccontarvi una breve storia. Sei anni fa  è stato pubblicato il mio ultimo libro, ma solo in Netherlands. Il titolo originale è LEVENS VOL GEBAREN (Vite piene di segni). Parla delle persone sorde. Questa storia fa parte del libro.

 

                                                         ALLENARSI A PARLARE

                                                               di Henk Betten

 

„Le persone sorde devono farsi bastare l’osservazione dei minimi movimenti dei muscoli (di una bocca), di solito senza alcun risultato; viene mostrata esclusivamente l’incompleta carcassa di una lingua;è un invito a ballare con uno scheletro“ C.G.Postma e E.P.Frohlich, Lip reading as foundation for educating the Deaf fully unit (1927), pag.50.

Era un giorno di pioggia dell’Agosto del 1942, quando tre persone attraversarono la strada: un uomo, una donna e tra loro un bambino di tre anni, Hendrik.Si fermarono a guardare il maestoso edificio dell’Istituto per Sordi, con la sua imponente facciata di mattoni rossi.Entrambi i genitori sospirarono. Avrebbero dovuto lasciare i loro adorati figli in quel collegio.Ma Hendrick si guardava intorno sereno, e faceva rumore con i piedi, anche se lui stesso non poteva sentirlo.Era nato sordo, e così la sorella maggiore, Hiltje. 

Dopo circa un quarto d’ora il direttore dell’Istituto si avvicinò loro. Era un uomo basso, con un volto che rifletteva severità. Dette un’occhiata ad Hendrik, e disse “bene,bene.” 

“Sì”rispose con tono ansioso il sig Masters, il padre di Hendrik. 

“Dov’è Hiltje?” 

“E’ malata, signore. Pensiamo sia l’influenza.” 

“Va bene,sig Masters.Quando potrà tornare?” 

“Spero la settimana prossima signore.” 

Il direttore fece cenno di sì con la testa e invitò la famiglia a visitare la casa dei ragazzi.Passarono da un corridoio, con le pareti rivestite di piastrelle,ed arrivarono in un cortile. Lo oltrepassarono per entrare in uno stretto ma alto edificio.Lì il sig Masters e la moglie parlarono con la governante.Sembrava simpatica, coi suoi capelli grigio argento. 

“Come si chiama?” chiese la signorina Till indicando Hendrik. 

Il bambino guardò in alto verso di lei, impressionato dal suo aspetto, mentre faceva quel gesto.Le solite formalità erano cambiate e i visitatori e il direttore camminavano nello stesso cortile, poi nel corridoio blu fino in classe.Guardarono la stanza, che in quel momento era vuota.Il nuovo anno scolastico sarebbe iniziato il giorno seguente. 

Era giunto il momento, per l’agricoltore Masters e sua moglie, di lasciare il figlio.La signorina Till cercò di richiamare l’interesse di Hendrik con dei giocattoli, mentre era seduto a giocare con altri bambini della casa. All’inizio si girò ostinatamente dall’altra parte,ma lentamente paura ed ostinazione svanirono.La governante se ne accorse e fece cenno ai genitori che era un buon momento per andare via. Più facile a dirsi che a farsi.La moglie del contadino indugiò,ma il marito la prese con dolcezza per il braccio. 

“Vieni” 

Lasciarono la stanza in cui i bambini giocavano in silenzio. 

Dopo poco Hendrik alzò lo sguardo e scrutò la stanza agitato. Il panico iniziò ad assalirlo. La signorina Till si avvicinò subito a lui per consolarlo, ma peggiorò soltanto la situazione. Il bambino corse alla porta, ma non era abbastanza alto da raggiungere la maniglia. Questo lo fece arrabbiare e iniziò a battere furiosamente i piedi sul pavimento di legno.Gli altri bambini, fino ad allora solo vagamente consapevoli della presenza di Hendrik, lo guardarono con stupore.Alcuni si avvicinarono per vedere meglio.Le lacrime di Hendrik ricordarono loro le lacrime che anch’essi avevano versato quando si erano separati dai loro genitori ed iniziarono a piangere.La governante scuoteva la testa,dispiaciuta. 

“Dove avete mai visto una tale valle di lacrime?” 

Sedere in classe il giorno seguente , con altri bambini e bambine della sua età ed una maestra, fu una completa novità per Hendrik.Una figura con una giacca marrone entrò dalla porta.Aveva il volto abbronzato e i capelli neri-carbone ondeggiavano in modo buffo. L’uomo chiamò a se’ Hendrik con un cenno del dito indice. Hendrick riconobbe il significato di quel segno.L’aveva già visto fare a Hiltje.Quindi si alzò dalla sedia e si avvicinò all’uomo senza esitazione. 

“Pazzesco” disse l’uomo al collega seduto di fronte agli alunni.”E’ qui solo da un giorno e mi capisce già completamente.” 

“Sembra promettente.Ha ragione.Lo terrò d’occhio.” Rispose l’insegnante. 

Poi l’uomo con la giacca marrone spinse gentilmente Hendrik nel corridoio e chiuse la porta della classe.L’uomo risultò essere colui che avrebbe dovuto insegnargli a parlare. 

“Bene, Hendrik, sono sicuro che diventeremo buoni amici, ma solo se tu mi aiuterai.”disse l’insegnante.Ma Hendrik notò solo le sue labbra muoversi un poco ed entrò per curiosità nella piccola stanza.Fissato alla parete c’era un grosso specchio. Il bambino, dapprima spaventato, riconobbe la sua immagine e sorrise.Gli piacque, e si aspettò di continuare a divertirsi.L’insegnante tirò fuori un’asse scanalato su tutta la lunghezza.Hendrik doveva, soffiando, far scorrere una palla da un capo all’altro della scanalatura.Gli piacque e volle farlo ancora e ancora. 

Questo era un gioco necessario per tirar fuori il fiato che poi gli avrebbe permesso di parlare. Dalla nascita il bambino aveva fatto scarso uso della propria voce.Doveva essere stimolato.Questa prima fase si concluse presto.In poche settimane il maestro aveva insegnato a Hendrik ad emettere diversi suoni.Non era stato facile.L’insegnante aveva dapprima dovuto spiegargli la sensazione che si avverte quando si emette un suono.Hendrik doveva appoggiare la mano sul collo dell’insegnante per sentirla.Lo spaventò.Il maestro decise che era arrivato il momento che Hendrik pronunciasse la sua prima parola:mamma.Quella mattina i suoi genitori erano andati a far visita a lui e alla sorella dopo del tempo.Era scoppiato in lacrime solo a vederli, tanto gli erano mancati.Il maestro pose una foto di sua madre sulla cornice dello spechio.Hendrik ricominciò a piangere.Preoccupato, il maestro lo prese sulle sue ginocchia.E questo servì. 

“Mamma, mamma” iniziò il maestro, ma l’alunno lo guardava inespressivo.Con pazienza l’uomo si appoggiò la piccola mano sulla gola. Ma Hendrik provò fastidio, in particolare per le grosse dimensioni del suo pomo d’Adamo.

 “Mamma…”

 Ma l’unica reazione di Hendrik fu scendere dalle sue ginocchia.Era abbastanza.Il maestro decise di lasciarlo tornare in classe.Nelle settimane successive i progressi di Hendrik furono modesti, con dispiacere del suo insegnante.Era rinomato, con una reputazione da perdere in molti paesi europei.Ne parlò con la moglie, anch’ella insegnante in una scuola per udenti.

“Ne ha la capacità, ma non sembra avere la minima intenzione di collaborare!”

La moglie posò il lavoro a maglia.”Povero Hendrik,non l’avrai mica trattato male, vero?”

“Cosa?Non lo farei mai!”

Lei si fermò un attimo a pensare.Il marito fissò la sua espressione concentrata.

“Beh, talvolta ho questa impressione, ma non so se ti piacerà ciò che dirò”

“Oh, donna, per favore dì ciò che pensi”

“Ho l’impressione che debba essere molto difficile per i tuoi studenti imparare a parlare.E non poter usare gesti li deprime.Non dovrebbero avere il piacere di sentire oltre che di parlare?Non usano segni fra loro?”

“Certo, dovresti vederli.Così tanti movimenti delle mani, con così tanti significati!Ne ho imparati alcuni anch’io nel corso degli anni, anche se il direttore lo vieta severamente.”

“Eccoci”E abbozzò un sorriso.

“Cosa vuol dire? Dove vuoi arrivare?”

Aveva alzato il tono della voce, sentendosi criticato.

“Non ci abbiamo provato abbastanza?”Chiese turbato l’insegnante.

“Certo, tu sicuramente lo fai.Sei famoso per questo.Ma a proposito di Hendrik, ho la sensazione che se potesse parlare ti chiederebbe:Perché tutte queste difficoltà?Perché spendere tempo ed energie solo impedire il naturale sviluppo del discorso?”

Continuò con coraggio.”Credo che Hendrik abbia nostalgia di casa e sia molto stressato.E ora che ci penso, perché è così importante insegnare ai bambini sordi a parlare?E’ una “via dolorosa” per loro e forse anche per te.

La confortevole stanza si riempì di un silenzio glaciale

“Oh, restane fuori. Che ne sai tu dell’educazione dei Sordi?”

Afferrò la pipa e la riempì. La moglie vide che gli tremava la mano.

Un giorno Hendrik ritornò alla casa dei ragazzi dalla sala visite dove aveva appena trascorso mezz’ora in compagnia dei genitori e della sorella.Si sedette su una panchina con altri bambini., con lo sguardo fisso.Improvvisamente senti qualcosa battere sul pavimento.Il battito diventava più forte e lui si guardò intorno nella stanza per capire cosa provocava quel fastidio.Un bambino grasso, nell’angolo, teneva in mano un bastone con cui colpiva il pavimento di legno.Hendrik corse verso di lui e prese il bastone. Poco dopo si stavano già picchiando.La signorina Till, richiamata dal rumore,intervenne.La sua paurosa mano colpì diverse volte.Hendrik e il suo nemico si ritirarono spaventati.Poi, con sorpresa della signorina Till, Hendrik iniziò a gridare, sempre più forte.Tanto che cominciò a vomitare e fu accompagnato in bagno.Il contenuto del suo stomaco e tutta la nostalgia accumulata nei mesi passati scomparvero nel recipiente.Poco dopo si preparò ad un nuovo incontro.Fu deciso che avrebbe potuto incontrare la sorella ogni giorno in cortile.Ne aveva disperatamente bisogno.

Il giorno seguente l’insegnante incontrò Hendrik nel corridoio. Ora o mai più, pensò.Il tenace insegnante portò gentilmente Hendrik sulla alta sedia e la lezione ebbe inizio.Sulla lavagna colorata di marrone stavano le foto dei genitori, dei fratelli e delle sorelle di Hendrik.L’indice, curato, dell’insegnante, indicava la scritta sotto la fotografia, mentre la bocca lentamente articolava le parole.

“Papà,papà,mamma,mamma,mamma.”

Per la prima volta Hendrik focalizzò ciò che il maestro stava facendo.

“Maaaaaaaaaammmmmmmmm…” e ancora “maaaaaaaaaaaaammmmmmm.”

Il maestro saltò dalla gioia e Hendrik cominciò a ridere forte. L’insegnante lo prese in braccio. Hendrik si vide allo specchio, seduto sulle spalle dell’insegnante.Gridò dalla gioia.Non si era mai divertito tanto.

Quando i genitori, che temevano che il direttore dicesse loro che Hendrik era inadatto a quella scuola, arrivarono, l’ultimo martedì di novembre,sentirono il loro figlio pronunciare, a suo modo, le parole mamma e papà.

Traduzione a cura di Arianna Troilo